Josè Marano (sassofoni)

Agronomo, inizia giovanissimo e da autodidatta lo studio del flauto traverso e poi del sax, orientandosi verso il Jazz. Negli anni ottanta si trasferisce a Roma dove approfondisce lo studio del sax e della tecnica jazzistica. Vive per alcuni anni in Nigeria e visita diversi Paesi africani, il Brasile, l’Asia. Rientrato in Sicilia riprende contatto con l’ambiente musicale interessandosi alle contaminazioni elettroniche della musica acustica. Negli anni novanta partecipa a un progetto dell’associazione culturale “Vertigo” sonorizzando dal vivo film muti. Dal ’97 inizia il sodalizio con il DJ Roberto Samperi e con il gruppo “What is Jazz” che rivisita standard jazzistici in chiave elettronica. Nel 2005 con i “Live remix” partecipa alla prima edizione del festival internazionale “FLOW:ER – flussi sotterranei. Nello stesso anno inizia la sua collaborazione con il progetto “Interminati spazi” interagendo al sassofono tenore e soprano con i poeti Davide Rondoni e Angelo Scandurra. Nel 2006 ha accompagnato al sax alcune letture di Beatrice Monroy nell’ambito della manifestazione “Bafè Viscottu e Minè”. Partecipa alle edizioni 2007, 2008 e 2009 del Festival IsolaPoesia. Nel 2008 accompagna le letture di Alessandro Quasimodo da “L’assedio” (I Quaderni del Battello Ebbro) di Paolo Lisi. Nel 2009 dà avvio al Sçiatu Project. Nel 2010 accompagna Francesca Merloni nel melologo La terra di Eva a Catania presso la Cappella Bonajuto e ne Il canto di Euterpe presso l’Auditorium De Carlo, Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Catania. Vive e lavora ad Acireale.


Sçiatu project

Ideato da Josè Marano, è un tentativo di creare attraverso l’incontro/confronto/interazione tra espressioni artistiche diverse, convenzionali e d’avanguardia, nuove forme di percezione e fruizione del momento creativo. L’improvvisazione strumentale, l’elettronica, il remixing e le elaborazioni video ne tracciano i connotati principali ma non unici. Il progetto è “aperto” a diverse forme d’arte, a confronti arditi, inusitati, ed è pertanto instabile, mutevole, dagli incerti confini. Climax e tensione sono generati dall’interfaccia, di volta in volta, con artisti che si esprimono con mezzi diversi: la parola, il segno, il movimento... Le performance che ne risultano sono comunque “altre”, uniche, irripetibili.